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ASPETTO GENERALE.
Il Siberian Husky è un cane da lavoro di media taglia, dall’aspetto generale scattante e agile e dal movimento sciolto ed elegante. Il suo corpo, moderatamente compatto e ben fornito di pelo, le orecchie erette e la coda a spazzola ricordano l’eredità del Nord. Il suo movimento è scorrevole e apparentemente senza sforzo. E’ in grado di svolgere ottimamente la sua funzione di cane da slitta trainando per lunghe distanze un carico leggero a velocità moderata. Le proporzioni e la forma del suo corpo riflettono questo basilare equilibrio di forza, velocità e resistenza. I maschi della razza sono mascolini ma mai rozzi nelle forme, le femmine sono femminili ma senza debolezze nella loro struttura. Il Siberian Husky, in buone condizioni, ha muscoli solidi e ben sviluppati, ma non deve avere peso superfluo.
TAGLIA, PESO, PROPORZIONI.
Altezza: maschi da 53,34 cm a 59,69 cm al garrese, femmine da 50,80 cm a 55,88 cm al garrese.
Peso: maschi da 20,43 Kg a 27,24 Kg, femmine da 15,87 Kg a 22,68 Kg.
Il peso è in proporzione all’altezza. Le misure menzionate sopra rappresentano i limiti estremi di altezza e di peso e tra questi due estremi non ve n'è uno da preferire. Ogni segno di eccesso di peso o ossatura è da penalizzare. Di profilo, la lunghezza del corpo dalla punta della spalla alla punta ischiatica della natica è leggermente superiore all’altezza del corpo dal terreno al punto più alto del garrese. Difetti: maschi più alti di 59,69 cm e femmine più alte di 55,88 cm.
TESTA:
L'espressione è viva, ma amichevole e perfino maliziosa.
Gli occhi sono a forma di mandorla, moderatamente distanziati e inseriti appena obliquamente. Possono essere di colore marrone o azzurro; sono ammessi di colore diverso o con entrambi i colori in un singolo occhio. Difetti: Occhi inseriti troppo obliquamente o troppo vicini.
Le orecchie sono di media grandezza, di forma triangolare, impiantate vicine e posizionate alte sulla testa. Sono spesse, ben fornite di pelo, un po’ arcuate nella parte posteriore, decisamente erette, con le punte un po’ arrotondate dirette verso l’alto. Difetti: orecchie troppo grandi in proporzione alla testa, troppo distanziate, non decisamente erette.
Cranio di media grandezza e proporzionato al corpo, leggermente tondeggiante alla sua sommità, si restringe gradatamente dal punto più largo verso gli occhi. Difetti: testa rozza o pesante; testa cesellata troppo finemente.
Lo stop è ben definito e la canna nasale dallo stop alla punta del muso è diritta. Difetti: stop insufficiente.
Il muso è di media lunghezza; la distanza tra la punta del tartufo e lo stop è uguale alla distanza dallo stop all’occipite. Il muso è di media larghezza e si restringe gradatamente verso il tartufo, con la punta né appuntita, né squadrata. Difetti: muso troppo appuntito o troppo rozzo; muso troppo corto o troppo lungo.
Il tartufo è nero in cani grigi, marroni scurissimi o neri; color fegato in cani copper (rosso, rame fulvo o marrone); può essere color carne in cani con mantello bianco puro. La striscia rosa "naso da neve" è ammessa.
Le labbra sono ben pigmentate e combaciano perfettamente.
I denti si chiudono a forbice. Difetti: ogni altra chiusura che non sia a forbice.
COLLO, LINEA DORSALE, TRONCO.
Il collo è di media lunghezza, arcuato e portato orgogliosamente eretto quando il cane è in stazione. Quando inizia a trottare il collo si estende e quindi la testa è portata leggermente in avanti. Difetti: collo troppo corto e grosso; collo troppo lungo.
Il torace è alto e forte, ma non troppo largo, con il punto più basso che deve essere appena dietro e allo stesso livello del gomito. Le costole escono ben arrotondate dalla colonna vertebrale, ma si appiattiscono sui fianchi per consentire libertà di movimento. Difetti: torace troppo largo, "torace a botte", costole troppo piatte o deboli.
La schiena è diritta e solida, con linea dorsale orizzontale dal garrese alla groppa. E' di media lunghezza, né troppo corta, né cedevole per l’eccessiva lunghezza. Il rene è teso e asciutto, più stretto della cassa toracica, leggermente retratto. La groppa è inclinata rispetto alla spina dorsale ma non è mai così cascante da limitare la spinta delle gambe posteriori. Difetti: schiena debole o cedevole; dorso di carpa; linea dorsale discesa.
La coda a forma di coda di volpe ben fornita di pelo è inserita appena sotto la linea dorsale e, quando il cane è in attenzione, è normalmente portata alta formando una graziosa curva a forma di falce. Quando è portata alta, la coda non si curva né da una parte né dall’altra del corpo, e neppure deve appoggiarsi piatta sul dorso. Una coda abbandonata, lasciata cadere (trailing) è normale quando il cane lavora o è a riposo. Il pelo della coda è di media lunghezza ed è approssimativamente della medesima lunghezza nella parte superiore, inferiore e di lato, dall’aspetto di una spazzola rotonda. Difetti: coda appoggiata sul dorso o arrotolata; coda frangiata; coda attaccata troppo alta o troppo bassa.
ARTI ANTERIORI.
La spalla è ben inclinata all’indietro. Il braccio forma un angolo leggermente arretrato dalla punta della spalla al gomito, non è mai perpendicolare al terreno. I muscoli e i legamenti che uniscono la spalla alla cassa toracica sono solidi e ben sviluppati. Difetti: spalle diritte; spalle cedevoli.
Quando il cane è in stazione e visto di fronte, le gambe sono moderatamente distanziate, parallele e diritte, con i gomiti aderenti al corpo, e non sono girate né all’interno né all’esterno. Visti lateralmente, i metacarpi sono leggermente inclinati, con una articolazione carpo-metacarpica forte ma flessibile. L’ossatura è solida ma mai pesante. La lunghezza dell’arto dal gomito a terra è appena superiore alla distanza dal gomito al punto più alto del garrese. Gli speroni delle zampe anteriori possono essere amputati. Difetti: metacarpi deboli; ossatura troppo pesante; anteriori troppo stretti o troppo larghi; gomiti in fuori.
I piedi sono di forma ovale ma non allungati. Sono di media grandezza, compatti e ben forniti di pelo tra le dita e i cuscinetti plantari. I cuscinetti plantari sono forti e spessi. Quando il cane è in stazione i piedi non devono essere girati né all’interno né all’esterno. Difetti: piedi cedevoli o con dita aperte; piedi troppo grandi o di brutta forma; piedi troppo piccoli o delicati; piedi rivolti all’interno o all’esterno.
ARTI POSTERIORI.
In stazione e viste dal dietro le gambe posteriori sono moderatamente distanziate e parallele. Le cosce sono ben muscolose e potenti, il ginocchio ben angolato, l’articolazione del garretto ben definita e bassa sul terreno. Gli speroni, se presenti, devono essere rimossi. Difetti: ginocchio diritto, posteriori vaccini, troppo chiusi o troppo aperti.
MANTELLO.
Il mantello del Siberian Husky è doppio e di media lunghezza, simile ad una folta pelliccia, ma mai così lungo da nascondere il profilo nitido del cane. Il sottopelo è soffice e denso e di una lunghezza sufficiente a sostenere il pelo di guardia. I peli di guardia del mantello esterno sono lisci e leggermente coricati, mai ispidi né ritti in fuori rispetto al corpo. Va sottolineato che l’assenza di sottopelo durante la muta è normale. E’ permesso pareggiare, accorciandoli, i mustacchi e il pelo tra le dita e intorno ai piedi per dare un aspetto il più nitido possibile. Non deve essere permesso pareggiare il mantello in ogni altra parte del cane. Ciò deve essere severamente penalizzato. Difetti: pelo lungo, ruvido o ispido; tessitura troppo dura o troppo setosa; pareggiare il pelo a eccezione di dove permesso.
COLORE. Sono ammessi tutti i colori dal nero al bianco puro. E’ comune riscontrare diverse maschere sulla testa, compresi molti disegni tipici che non si trovano in altre razze.
MOVIMENTO.
Il movimento caratteristico del Siberian Husky è regolare ed apparentemente senza sforzo. E’ scattante e leggero sugli arti e quando è nel ring deve essere condotto a guinzaglio molle a un trotto moderatamente veloce in modo da mostrare una buona estensione degli anteriori e una buona spinta dei posteriori. Visto al passo mentre viene verso di noi il Siberian Husky non realizza il single-track, ma a mano a mano che la velocità aumentagli arti si inclinano gradualmente verso l’interno fino a quando i piedi si allineano sotto l’asse longitudinale del corpo. Quando le impronte convergono, le zampe anteriori e le zampe posteriori vengono portate diritte in avanti con i gomiti e le ginocchia che non girano né all’interno né all’esterno. Ogni arto posteriore si pone sull’orma dell’arto anteriore sullo stesso lato. Quando il cane trotta la linea dorsale è ferma e diritta. Difetti: movimento corto, saltellante. Arti che si muovono a scatti verso l’esterno, andatura pesante o che rolla; passo che incrocia o andatura a granchio.
TEMPERAMENTO E CARATTERE.
Il Siberian Husky è caratterizzato da un temperamento amabile e amichevole, ma nello stesso tempo attento e curioso. Non dimostra le qualità possessive del cane da guardia né è eccessivamente sospettoso con gli estranei o aggressivo con gli altri cani. Nel cane adulto si può riscontrare una certa riservatezza e dignità. La sua intelligenza, la sua docilità e la sua disponibilità fanno di lui un compagno amabile e un lavoratore generoso.
CONCLUSIONI RIASSUNTIVE.
Le caratteristiche di razza più importanti del Siberian Husky sono la taglia media, l’ossatura media, proporzioni armoniose, facilità e libertà nel movimento, mantello corretto, testa e orecchie piacevoli, coda corretta, e un buon temperamento. Ogni segno di eccesso di peso o di ossatura, di movimento legato e grossolano, di mantello lungo o ispido deve venire penalizzato. Il Siberian Husky non ha un aspetto così pesante e grossolano da ricordare un animale che traina grossi pesi, ma neppure così leggero e fragile da ricordare un animale concepito per le corse di velocità su brevi distanze. In entrambi i sessi, il Siberian Husky dà l’impressione di essere capace di grande resistenza. In aggiunta ai difetti precedentemente ricordati, gli evidenti difetti strutturali comuni a tutte le razze sono indesiderabili nel Siberian Husky come nelle altre razze, anche se non sono stati qui specificamente ricordati.
SQUALIFICA. Maschi più alti di 59,69 cm e femmine più alte di 55,88 cm.
NOTA. I maschi devono avere due testicoli normali perfettamente discesi nello scroto.
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ASPETTO GENERALE.
Il Siberian Husky è un cane da lavoro di media taglia, dall’aspetto generale scattante e agile e dal movimento sciolto ed elegante. Il suo corpo, moderatamente compatto e ben fornito di pelo, le orecchie erette e la coda a spazzola ricordano l’eredità del Nord. Il suo movimento è scorrevole e apparentemente senza sforzo. E’ in grado di svolgere ottimamente la sua funzione di cane da slitta trainando per lunghe distanze un carico leggero a velocità moderata. Le proporzioni e la forma del suo corpo riflettono questo basilare equilibrio di forza, velocità e resistenza. I maschi della razza sono mascolini ma mai rozzi nelle forme, le femmine sono femminili ma senza debolezze nella loro struttura. Il Siberian Husky, in buone condizioni, ha muscoli solidi e ben sviluppati, ma non deve avere peso superfluo.
TAGLIA, PESO, PROPORZIONI.
Altezza: maschi da 53,34 cm a 59,69 cm al garrese, femmine da 50,80 cm a 55,88 cm al garrese.
Peso: maschi da 20,43 Kg a 27,24 Kg, femmine da 15,87 Kg a 22,68 Kg.
Il peso è in proporzione all’altezza. Le misure menzionate sopra rappresentano i limiti estremi di altezza e di peso e tra questi due estremi non ve n'è uno da preferire. Ogni segno di eccesso di peso o ossatura è da penalizzare. Di profilo, la lunghezza del corpo dalla punta della spalla alla punta ischiatica della natica è leggermente superiore all’altezza del corpo dal terreno al punto più alto del garrese. Difetti: maschi più alti di 59,69 cm e femmine più alte di 55,88 cm.
TESTA:
L'espressione è viva, ma amichevole e perfino maliziosa.
Gli occhi sono a forma di mandorla, moderatamente distanziati e inseriti appena obliquamente. Possono essere di colore marrone o azzurro; sono ammessi di colore diverso o con entrambi i colori in un singolo occhio. Difetti: Occhi inseriti troppo obliquamente o troppo vicini.
Le orecchie sono di media grandezza, di forma triangolare, impiantate vicine e posizionate alte sulla testa. Sono spesse, ben fornite di pelo, un po’ arcuate nella parte posteriore, decisamente erette, con le punte un po’ arrotondate dirette verso l’alto. Difetti: orecchie troppo grandi in proporzione alla testa, troppo distanziate, non decisamente erette.
Cranio di media grandezza e proporzionato al corpo, leggermente tondeggiante alla sua sommità, si restringe gradatamente dal punto più largo verso gli occhi. Difetti: testa rozza o pesante; testa cesellata troppo finemente.
Lo stop è ben definito e la canna nasale dallo stop alla punta del muso è diritta. Difetti: stop insufficiente.
Il muso è di media lunghezza; la distanza tra la punta del tartufo e lo stop è uguale alla distanza dallo stop all’occipite. Il muso è di media larghezza e si restringe gradatamente verso il tartufo, con la punta né appuntita, né squadrata. Difetti: muso troppo appuntito o troppo rozzo; muso troppo corto o troppo lungo.
Il tartufo è nero in cani grigi, marroni scurissimi o neri; color fegato in cani copper (rosso, rame fulvo o marrone); può essere color carne in cani con mantello bianco puro. La striscia rosa "naso da neve" è ammessa.
Le labbra sono ben pigmentate e combaciano perfettamente.
I denti si chiudono a forbice. Difetti: ogni altra chiusura che non sia a forbice.
COLLO, LINEA DORSALE, TRONCO.
Il collo è di media lunghezza, arcuato e portato orgogliosamente eretto quando il cane è in stazione. Quando inizia a trottare il collo si estende e quindi la testa è portata leggermente in avanti. Difetti: collo troppo corto e grosso; collo troppo lungo.
Il torace è alto e forte, ma non troppo largo, con il punto più basso che deve essere appena dietro e allo stesso livello del gomito. Le costole escono ben arrotondate dalla colonna vertebrale, ma si appiattiscono sui fianchi per consentire libertà di movimento. Difetti: torace troppo largo, "torace a botte", costole troppo piatte o deboli.
La schiena è diritta e solida, con linea dorsale orizzontale dal garrese alla groppa. E' di media lunghezza, né troppo corta, né cedevole per l’eccessiva lunghezza. Il rene è teso e asciutto, più stretto della cassa toracica, leggermente retratto. La groppa è inclinata rispetto alla spina dorsale ma non è mai così cascante da limitare la spinta delle gambe posteriori. Difetti: schiena debole o cedevole; dorso di carpa; linea dorsale discesa.
La coda a forma di coda di volpe ben fornita di pelo è inserita appena sotto la linea dorsale e, quando il cane è in attenzione, è normalmente portata alta formando una graziosa curva a forma di falce. Quando è portata alta, la coda non si curva né da una parte né dall’altra del corpo, e neppure deve appoggiarsi piatta sul dorso. Una coda abbandonata, lasciata cadere (trailing) è normale quando il cane lavora o è a riposo. Il pelo della coda è di media lunghezza ed è approssimativamente della medesima lunghezza nella parte superiore, inferiore e di lato, dall’aspetto di una spazzola rotonda. Difetti: coda appoggiata sul dorso o arrotolata; coda frangiata; coda attaccata troppo alta o troppo bassa.
ARTI ANTERIORI.
La spalla è ben inclinata all’indietro. Il braccio forma un angolo leggermente arretrato dalla punta della spalla al gomito, non è mai perpendicolare al terreno. I muscoli e i legamenti che uniscono la spalla alla cassa toracica sono solidi e ben sviluppati. Difetti: spalle diritte; spalle cedevoli.
Quando il cane è in stazione e visto di fronte, le gambe sono moderatamente distanziate, parallele e diritte, con i gomiti aderenti al corpo, e non sono girate né all’interno né all’esterno. Visti lateralmente, i metacarpi sono leggermente inclinati, con una articolazione carpo-metacarpica forte ma flessibile. L’ossatura è solida ma mai pesante. La lunghezza dell’arto dal gomito a terra è appena superiore alla distanza dal gomito al punto più alto del garrese. Gli speroni delle zampe anteriori possono essere amputati. Difetti: metacarpi deboli; ossatura troppo pesante; anteriori troppo stretti o troppo larghi; gomiti in fuori.
I piedi sono di forma ovale ma non allungati. Sono di media grandezza, compatti e ben forniti di pelo tra le dita e i cuscinetti plantari. I cuscinetti plantari sono forti e spessi. Quando il cane è in stazione i piedi non devono essere girati né all’interno né all’esterno. Difetti: piedi cedevoli o con dita aperte; piedi troppo grandi o di brutta forma; piedi troppo piccoli o delicati; piedi rivolti all’interno o all’esterno.
ARTI POSTERIORI.
In stazione e viste dal dietro le gambe posteriori sono moderatamente distanziate e parallele. Le cosce sono ben muscolose e potenti, il ginocchio ben angolato, l’articolazione del garretto ben definita e bassa sul terreno. Gli speroni, se presenti, devono essere rimossi. Difetti: ginocchio diritto, posteriori vaccini, troppo chiusi o troppo aperti.
MANTELLO.
Il mantello del Siberian Husky è doppio e di media lunghezza, simile ad una folta pelliccia, ma mai così lungo da nascondere il profilo nitido del cane. Il sottopelo è soffice e denso e di una lunghezza sufficiente a sostenere il pelo di guardia. I peli di guardia del mantello esterno sono lisci e leggermente coricati, mai ispidi né ritti in fuori rispetto al corpo. Va sottolineato che l’assenza di sottopelo durante la muta è normale. E’ permesso pareggiare, accorciandoli, i mustacchi e il pelo tra le dita e intorno ai piedi per dare un aspetto il più nitido possibile. Non deve essere permesso pareggiare il mantello in ogni altra parte del cane. Ciò deve essere severamente penalizzato. Difetti: pelo lungo, ruvido o ispido; tessitura troppo dura o troppo setosa; pareggiare il pelo a eccezione di dove permesso.
COLORE. Sono ammessi tutti i colori dal nero al bianco puro. E’ comune riscontrare diverse maschere sulla testa, compresi molti disegni tipici che non si trovano in altre razze.
MOVIMENTO.
Il movimento caratteristico del Siberian Husky è regolare ed apparentemente senza sforzo. E’ scattante e leggero sugli arti e quando è nel ring deve essere condotto a guinzaglio molle a un trotto moderatamente veloce in modo da mostrare una buona estensione degli anteriori e una buona spinta dei posteriori. Visto al passo mentre viene verso di noi il Siberian Husky non realizza il single-track, ma a mano a mano che la velocità aumentagli arti si inclinano gradualmente verso l’interno fino a quando i piedi si allineano sotto l’asse longitudinale del corpo. Quando le impronte convergono, le zampe anteriori e le zampe posteriori vengono portate diritte in avanti con i gomiti e le ginocchia che non girano né all’interno né all’esterno. Ogni arto posteriore si pone sull’orma dell’arto anteriore sullo stesso lato. Quando il cane trotta la linea dorsale è ferma e diritta. Difetti: movimento corto, saltellante. Arti che si muovono a scatti verso l’esterno, andatura pesante o che rolla; passo che incrocia o andatura a granchio.
TEMPERAMENTO E CARATTERE.
Il Siberian Husky è caratterizzato da un temperamento amabile e amichevole, ma nello stesso tempo attento e curioso. Non dimostra le qualità possessive del cane da guardia né è eccessivamente sospettoso con gli estranei o aggressivo con gli altri cani. Nel cane adulto si può riscontrare una certa riservatezza e dignità. La sua intelligenza, la sua docilità e la sua disponibilità fanno di lui un compagno amabile e un lavoratore generoso.
CONCLUSIONI RIASSUNTIVE.
Le caratteristiche di razza più importanti del Siberian Husky sono la taglia media, l’ossatura media, proporzioni armoniose, facilità e libertà nel movimento, mantello corretto, testa e orecchie piacevoli, coda corretta, e un buon temperamento. Ogni segno di eccesso di peso o di ossatura, di movimento legato e grossolano, di mantello lungo o ispido deve venire penalizzato. Il Siberian Husky non ha un aspetto così pesante e grossolano da ricordare un animale che traina grossi pesi, ma neppure così leggero e fragile da ricordare un animale concepito per le corse di velocità su brevi distanze. In entrambi i sessi, il Siberian Husky dà l’impressione di essere capace di grande resistenza. In aggiunta ai difetti precedentemente ricordati, gli evidenti difetti strutturali comuni a tutte le razze sono indesiderabili nel Siberian Husky come nelle altre razze, anche se non sono stati qui specificamente ricordati.
SQUALIFICA. Maschi più alti di 59,69 cm e femmine più alte di 55,88 cm.
NOTA. I maschi devono avere due testicoli normali perfettamente discesi nello scroto.
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Quando vedemmo Akky per la prima volta non potemmo non notare quanto fosse tipicamente Innisfree, risaltava ancora di più lui, bianco e nero, nel branco di Karnovanda’s grigi chiari di Edith.
Aveva cinque anni, non era ancora campione. Presentato da giovane, ancora immaturo, aveva collezionato un CACIB, qualche CAC ed un sacco di riserve. Troppo Innisfree per i gusti di Edith era stato ben presto ritirato dagli Show e usato come riproduttore e durante l’inverno come team dog in un centro sleddog.
Aveva in entrambi i casi dimostrato buone doti dando bei figli e lavorando sodo per far girare i turisti.
Ci balenò l’idea di usarlo come riproduttore perché era il primo, tra i figli di Innisfree’s Fire and Frost arrivati in Europa, che raccoglieva in se tutte quelle caratteristiche che noi cerchiamo nei riproduttori.
Fu così che nel gennaio del 1998 Akky arrivò in Italia in stazione di monta. Il fisso mensile concordato per averlo da noi era un po’ salato, ma contavamo di tenerlo al massimo un paio di mesi per poi rispedirlo a casa.
Akky mostrò subito il suo carattere eccezionale, festoso e giocherellone con noi e con nostra figlia, che allora aveva solo due anni, altero e riservato con gli altri cani del nostro branco da cui si fece subito rispettare senza mia però essere dominante.
Pulitissimo non sporcava mai nel box e una volta che non poté farne a meno Barbara lo trovò intento a tirare con la bocca gli angoli del foglio di quotidiano dove aveva sporcato, rimase ad osservarlo e lui continuò il suo lavoro finché non fece un bel pacchetto, molto simile a quelli che vedeva fare a noi quando la mattina puliamo i box.
Dopo appena una settimana dal suo arrivo le femmine erano pronte e facemmo due accoppiamenti.
Tutto sembrava andare per il meglio ma quattordici giorni prima della data di termine gravidanza la prima cagna ebbe un parto prematuro, perdemmo subito tre dei sette cuccioli e gli altri quattro si spensero ad uno ad uno nei dieci giorni successivi, erano troppo piccoli, ci aveva detto il veterinario e le probabilità di salvarli erano pressoché nulle. Quasi come un segno del destino perdemmo, per complicazioni di parto, anche l’unico cucciolo della seconda cucciolata. Non ci era mai successo e fu un duro colpo per noi. Uno dei cuccioli fu anche mandato a Brescia per un’accurata autopsia nel tentativo di capire cosa fosse successo ma non risultò nulla di anomalo.
Cosa fare adesso con Akky? Volevamo ripetere gli accoppiamenti ma tenerlo con noi altri sei mesi era troppo costoso, anche perché naturalmente nessuno si era fatto vedere per usarlo malgrado noi lo avessimo pubblicizzato. Decidemmo di telefonare a Edith per cercare un accordo. Visto l’accaduto Edith si dimostrò comprensiva, Akky poteva restare, noi avremmo pagato i primi due mesi e le eventuali monte a seguire, inoltre, per valorizzare e pubblicizzare il cane lo avremmo presentato a qualche esposizione in Italia.
Akky cominciò così a viaggiare con noi, e grazie al suo carattere malleabile pur addestrato in USA per gli Show, si abituò subito al nostro modo di presentarlo e arrivarono presto i primi successi.
I mesi volarono e venne il tempo di riportarlo in Austria, sentivamo che ci sarebbe mancato, ma tenerlo sarebbe stata una pazzia. La cifra chiesta da Edith era per noi pressoché improponibile mancando in più un qualsiasi ritorno poiché nessuno lo chiedeva per le monte.
Ma una mattina d’autunno, fresca ma con un bel sole, cosa rara da queste parti, Maurizio andò ad aprire il suo box e lui gli fece una lunga “chiacchierata” scodinzolando, proprio come fa il nostro leader, sembrava dicesse “vedi è ora di cominciare a correre”.
Guardandolo capimmo che non se ne sarebbe più andato. In fondo pazzie da quando abbiamo conosciuto i Siberians ne abbiamo fatte tante, quella sarebbe stata solo una in più.
Akky divenne nostro. Maurizio non vedeva l’ora di cominciare ad allenarlo e a correre con il nostro team, ma una dura prova ci aspettava.
Come tutti gli anni fu potata la siepe che delimita il giardino ad est, Akky non abituato ci si infilò come sempre di gran carriera e si piantò un ramo appuntito in un occhio.
Lo portammo immediatamente dal veterinario che ci prescrisse una cura affermando che non sembrava una cosa molto grave, il cane però non reagiva alla cura e dopo una settimana fu necessaria una prima operazione per salvargli l’occhio, purtroppo anche questa non diede il risultato sperato e dovemmo intervenire una seconda volta, fu un’operazione lunga durante la quale Akky ebbe un arresto cardiocircolatorio che ci fece temere il peggio, per fortuna superò anche questo.
Le cure che seguirono non furono facili né per noi né per lui che le sopportò con una calma incredibile, rinchiuso per un mese in uno stretto trasportino dal quale poteva uscire solo al guinzaglio per sporcare, dato che si doveva evitare che i vari cateteri che sporgevano dalle palpebre che gli erano state cucite potessero sbattere contro qualcosa.
Quando gli riaprirono le palpebre l’occhio sembrava una pallina di carne macinata e nonostante il cauto ottimismo dei medici della clinica universitaria di Bologna, dove era stato operato, non avremo scommesso cento lire su di lui.
E invece dopo altri due mesi di cure l’occhio ritornò a posto.
Non ci sembrava vero di rivederlo correre in giardino contento di vivere come solo lui sa essere.
Riprendemmo anche il campionato e malgrado lo presentassimo come “riserva” finì in poche esposizioni conquistando anche un bel BOB alla speciale di Empoli del 1999.
Nell’inverno del 1999/2000 ha corso nel nostro team ed è anche grazie a lui che Maurizio si è qualificato per rappresentare l’Italia ai Mondiali sprint di sleddog.
Oggi Akky ha otto anni ed ha cominciato la sua carriera di veterano.
Maurizo e Barbara
All.to della Farha
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La storia di Misha è un poco diversa da quella di altri nostri campioni e anche per questo vale la pena di raccontarla.
Tutto iniziò quando un nostro caro amico venne da noi chiedendo di aiutarlo ad acquistare un Dobberman, era una richiesta non poco strana visto che noi alleviamo solo Siberian Husky ma, per l’amicizia che ci legava e per le sue insistenze accettammo di aiutarlo.
Arrivò così nella nostra vita Argo, un simpatico Dobberman maschio, ora vi chiederete: ma perché nella vostra vita se il cane era del vostro amico?
Questo è vero ma non mancava giorno che Emilio, il nostro amico, non arrivasse a casa nostra per chiedere qualcosa e quando il cucciolo fu un poco cresciuto, non resistemmo alla tentazione di farlo giocare con i nostri Husky.
Era uno spasso vedere il cuccioline di sei mesi già grande come un Husky adulto che rincorreva i nostri cani con quel modo maldestro che solo i cucciolini possono avere e dato che la massa era già notevole nel tentativo di tenere il passo degli Husky i ruzzoloni non mancavano.
Argo viveva con una femmina di pastore tedesco di quattordici anni malata di diabete e prima che lui avesse un anno lei morì lasciandolo solo.
Argo ne soffriva molto ed Emilio decise di procurargli compagnia, così una sera ci chiese un cucciolo di Husky.
Avevamo in quel periodo una di quelle cucciolate che facciamo per noi e sulle quali non prendiamo prenotazioni, la cucciolata era composta di due maschi e tre femmine, la scelta cadde su uno dei due maschi bianco/neri, ma quale?
Il più scuro dei due era tranquillo e riservato, sempre composto se era fermo sembrava posizionato da show, aveva una bellissima testa e appena qualcuno gli dedicava attenzione rimaneva ad osservarlo come incantato.
L’altro era l’eccesso fatto cane, era sì nero ma sui fianchi il pelo prendeva un colore grigio fumo, il pelo era più lungo, la testa molto bella con occhi neri come carboni aveva un’espressione fin troppo dolce per un maschio.
Angolatissimo muoveva in modo eccezionale ma allo stesso tempo così esagerato che le zampe andavano da tutte le parti e quando si fermava prendeva le posizioni più incredibili.
La scelta era difficile, volevamo dare ad Emilio un buon cane ma eravamo indecisi, il primo era più sicuro, ma il secondo aveva delle potenzialità che, se tutto fosse andato come doveva, ne avrebbero fatto un gran campione.
Alla fine la decisione fu presa: il primo andò a vivere da Emilio e divenne Misha della Farha, l’altro rimase con noi che lo chiamammo Missing On The Pack.
Misha crescendo non cambiò da come lo avevamo visto da cucciolo, il che faceva ben sperare per una sua carriera espositiva, unica cosa aveva gli occhi impari.
Nei cuccioli gli occhi variano di intensità durante la crescita, sono più scuri quando il cucciolo è molto piccolo, schiariscono un poco da cucciolone per poi assumere la tonalità definitiva da adulto.
In Misha però un occhio era rimasto più chiaro dell’altro, erano entrambi marroni ma uno era visibilmente più chiaro.
Noi non demmo molta importanza a questa cosa perché il colore degli occhi negli Husky non è una caratteristica importante, ma per Misha non sarebbe stato così.
Dopo un paio di esposizioni in classe giovani di addestramento la carriera espositiva di Misha iniziò in classe libera il 29 Settembre 1997 quando aveva 17 mesi con un buon Ecc. 3° , giudice Di Lorenzo.
La domenica dopo era subito successo con uno splendido Ecc. 1° BOB-BOG-RIS BIS alla nazionale di Modena, ma la serie nera stava per iniziare.
Misha partecipò alle esposizioni più importanti dell’autunno-inverno 97/98 collezionando un’incredibile serie di secondi posti, se chiedevamo spiegazioni a fine gara, i giudici ci rispondevano che il nostro cane sarebbe stato il vincitore se non fosse per quell’occhio chiaro.
Sia noi che Emilio non riuscivamo a credere che una cosa de genere potesse accadere, anche perché nessuno dei giudici lo aveva mai scritto nel giudizio.
Emilio in particolare cominciava a mal sopportare che il suo cane, a detta di tutti superiore risultasse secondo per una cosa a suo giudizio poco importante per un Siberian come il colore di un occhio.
Poi successe un fatto che cambiò la vita di Misha e del suo padrone.
Una sera come tutte le altre Emilio tornato dal lavoro liberò i cani dal box nel giardino, tutto sembrava a posto, dopo le feste di rito i due cani si misero ad annusare in giro come sempre, Emilio decise di spazzolare Misha e lo mise sul tavolino, poi fu il turno di Argo, chiamò il Dobberman che stranamente non ubbidì e si diresse verso il box, Emilio non sopportava di non essere ubbidito e andò verso il Dobberman per rimproverarlo, fu per una frazione di secondo che gli occhi di Emilio e del Dobberman si incontrarono ma bastò a fargli capire che qualcosa non andava, il cane lo aveva guardato come se non lo riconoscesse.
Fu un attimo dopo che il cane attaccò mirando alla gola del padrone, per fortuna quello sguardo aveva messo in allarme Emilio che istintivamente scartò di lato, il Dobberman trovò la spalla e stracciò la giacca della tuta sportiva e la maglietta lasciando un esteso livido,Emilio grazie alla sua stazza, (190 cm per oltre 100 Kg) riuscì a restare in piedi e ad allontanare il cane con un calcio.
Argo corse in cuccia ed Emilio chiuse il box.
Arrivò a casa nostra che era ancora sconvolto, non sapeva cosa fare, non voleva tenere a casa un cane pericoloso ma non avrebbe mai potuto sopprimerlo.
Nei giorni successivi chiedemmo consiglio a veterinari ed allevatori di Dobberman ma i pareri su quanto accaduto erano contrastanti, tutti comunque consigliarono di tenere il cane in osservazione per un periodo prima di decidere.
Ma non ci fu il tempo di prendere una decisione, quindici giorni dopo Argo era morto per un’emorragia cerebrale, il che fece supporre che quanto accaduto fosse stata una prima avvisaglia dei problemi del cane.
Quanto successo si aggiunse a quanto pensava Emilio delle esposizioni e gli fecero decidere di non presentare più Misha.
Riuscimmo a convincerlo solo a partecipare alla nazionale di Ferrara, ad un passo da casa, dove Misha conquistò un bel BOB, era il 1° Maggio 1998 ed aveva due anni.
Passò oltre un anno e Misha continuò a vivere con Emilio e con il nuovo amico Sly, un bel maschio di Siberian Husky bianco-grigio, noi ed Emilio ci frequentavamo di meno, lui impegnato con il conservatorio per diventare tenore e noi in giro per il mondo con i nostri cani, ma ogni volta che ci si incontrava si finiva immancabilmente a parlare di Misha e di come fosse ingiusto che un cane con le sue qualità non fosse campione.
Emilio però era irremovibile sulle sue convinzioni.
Poi stranamente un giorno lo incontrammo e di punto in bianco ci chiese se andavamo al raduno CIRN di Reggio Emilia perché gli sarebbe piaciuto venirci con noi, non aspettavamo altro, iscrivemmo subito il cane prima che cambiasse idea.
Come ci aspettavamo qualche giorno prima della gara Emilio ci telefonò per dire che non poteva venire a causa di un impegno improvviso.
Andammo noi a prendere Misha, lo toelettammo e lo presentammo la Domenica a Reggio Emilia, vinse la classe libera malgrado fosse una classe numerosa.
Al ritorno Emilio fu molto contento del risultato ma ci disse che comunque non voleva continuare a presentarlo.
Insistendo lo convincemmo a partecipare alla nazionale di Ravenna, avremmo pensato a tutto noi.
Sfortunatamente Misha arrivò secondo dietro un altro cane sempre allevato da noi ma presentato da un privato, per Emilio era la conferma che il suo cane era destinato ad essere un eterno secondo e ci negò la possibilità di presentarlo ancora.
Passarono diversi mesi e vedere Misha invecchiare senza aver dimostrato il suo valore non ci andava proprio giù, tornammo così alla carica e dopo non poco discutere trovammo un accordo,
Misha sarebbe tornato di nostra proprietà in modo da poterlo gestire al meglio e pur continuando a vivere da Emilio potevamo passare a prenderlo quando volevamo.
Quel giorno Emilio ci disse anche che si sarebbe sposato all’inizio di Giugno 2001, allora gli promisi che assieme al regalo di nozze gli avrei portato il diploma di Campione Italiano.
Nessuno dei presenti sembrava crederci ma io non avevo dubbi, Misha era troppo in forma per non vincere, e in fondo gli mancavano solo quattro vittorie.
Cominciammo così il 2001 con Misha cane di punta in classe libera e le mie speranze non furono disattese, Misha fu presentato sette volte ottenendo quattro successi, un secondo posto e due eccellenti.
Stranamente nessuno dei giudici sembrò considerare il problema dell’occhio chiaro che ci aveva fermato il campionato tre anni prima.
Misha ha concluso il Campionato Italiano il 29 Aprile 2001.
Assieme al regalo di nozze Emilio ha trovato la lettera di omologazione a Campione del suo amato cane.
Maurizio Benotti
All.to della Farha.
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La sveglia suona verso la quattro di mattina della Domenica. I cani mi aspettano in garage, nelle loro gabbie, già lavati. La mia auto, con il pieno fatto il giorno prima, è in cortile con le altre gabbie già caricate, dopo solo cinque anni dal suo acquisto il contachilometri segna ben oltre i 300.000 Km.
Comincia così un’altra Domenica dedicata alle esposizioni canine,centinaia di chilometri da fare, gabbie e tavolini da caricare e scaricare, interminabili code per ritirare buste e cataloghi, cani da toelettare e presentare.
Cosa mi spinge tutti i fine settimana a levatacce nel cuore della notte e a sobbarcarmi spese e fatica per presentare i miei cane ad una esposizione invece di restarmene a casa a godere del meritato riposo?
Sicuramente il desiderio di primeggiare e la convinzione che i miei cani siano meritevoli di un buon piazzamento, ma le esposizioni canine non devono essere viste solo dal lato della competizione.
Le esposizioni canine dovrebbero servire a dare indicazioni di come allevare,quali riproduttori usare e su quali giovani basare il futuro allevamento,snaturarle del loro significato cinotecnico e ridurle ad un solo fatto sportivo è una grave perdita per la cinofilia.
Purtroppo è proprio questo che sta accadendo alla nostra razza.
Invero ci sono già stati momenti bui in passato ma mai come ora mi accorgo che presentare cani in esposizione sta perdendo di significato.
Non mi voglio scagliare, come forse pensa qualcuno, contro giudici o handlers, quello che non va non sono gli attori, ma bensì il pubblico, siamo noi possessori di Siberian Husky.
Quando iniziai a frequentare gli show negli anni ’80 ascoltando a bordo ring gli spettatori che parlavano dei cani li sentivo lodare questo o quel campione, stupirsi per il movimento di un cane o progettare cucciolate con questo o quel soggetto. Provate ad assistere ora ad una competizione di siberians e potrete vedere voi stessi a che punto si è arrivati.
Il fatto che all’ultimo raduno CIRN vi sia chi è addirittura arrivato alle mani è chiaro indice dell’atmosfera che si respira a bordo ring.
L’importante non è più presentare il proprio cane per proporlo come riproduttore e basandosi sul responso del giudice lavorare per affinare le qualità dei futuri soggetti, ma bensì primeggiare sugli altri: VINCERE…AD OGNI COSTO.
Per farlo c’è chi tosa i cani (cosa assolutamente vietata dallo standard) o, ancora peggio, arriva ad intervenire chirurgicamente su coda od orecchie. C’è chi spende milioni per farlo presentare all’handler del momento e chi manda videocassette ai giudici dove si evidenziano i difetti dei cani avversari. Non sarebbe più logico, invece di investire soldi e fatica su di un cane mediocre, spenderli magari per portarsi a casa un cane migliore, che poi potrebbe essere usato validamente come riproduttore?
E visto che l’importante è vincere, quando non si vince cosa c’è di meglio che massacrare a parole il cane del malcapitato avversario, magari parlando con il vicino di gabbia di quel giorno, il quale però non verrà risparmiato la volta successiva se avrà la fortuna (o sfortuna) di vincere a sua volta.
Bisognerebbe invece capire che certi atteggiamenti da “curva sud” mal si adattano al mondo delle esposizioni, dove è più importante la QUALIFICA della CLASSIFICA, per la razza è più importante infatti un cane qualificatosi solamente ECCELLENTE di uno che si classifica 1°MOLTO BUONO.
In questo panorama non è difficile immaginare il perché nessuno ti venga a chiedere una monta o un figlio del tuo campione se non qualche amico o qualche persona alle prime armi che non frequenta le esposizioni.
Ed è un peccato perché proprio ora che la richiesta di siberians in Italia sta calando, diventa ancora più importante scegliere dei validi riproduttori per le poche cucciolate che si avrà la possibilità di fare,quanto detto vale in special modo per i privati che con meno esperienza e materiale a disposizione proprio dalle esposizioni dovrebbero trarre le indicazioni.
In Italia oltre al nostro club esiste una società specializzata (il CIRN) la quale, tramite la sezione di razza,ha il dovere di operare nei modi che ritiene più opportuni per contrastare quanto sta accadendo e far si che le esposizioni per i Siberian Husky riacquistino a pieno il loro valore cinotecnico.
Sarebbe anche utile che il CIRN pubblicasse periodicamente un elenco aggiornato dei riproduttori, campioni e non, segnalando quelli ufficialmente testati ed esenti da patologie a trasmissione genetica, come già viene fatto dalle società specializzate di altre razze.
Per quanto mi riguarda vorrei dare un consiglio al neofita che cercasse un maschio per una monta o volesse comprare un cucciolo, diffidate da chi vi dice che non va alle esposizioni perché sono tutte comprate e non servono a nulla, probabilmente non possiede cani all’altezza degli altri concorrenti, ma allo stesso tempo diffidate di quei cani che pur vantando vittorie e campionati non abbiano come progenitori cani di rilievo e allo stesso tempo figli che presentano le stesse qualità.
Aver vinto uno o più campionati di bellezza è sicuramente un buon biglietto da visita ma non ci garantisce che quel soggetto sia anche un valido riproduttore.
Maurizio Benotti All.to della Farha.
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Il Siberian Husky, a differenza di altre razze, non si sporca facilmente ne emana cattivo odore.
Il suo mantello è doppio, di media lunghezza, formato da un sottopelo morbido e denso che sostiene il pelo di guardia dritto, non troppo setoso né troppo duro ed ispido.
Per la normale igiene e pulizia è sufficiente un bagno ogni tre mesi e una spazzolatura settimanale, mentre per i soggetti destinati alle esposizioni sono necessarie maggiori attenzioni.
SPAZZOLATURA
La cosa principale e porre il cane su di un tavolo o in un posto rialzato dove potrete controllarlo meglio e sarete più comodi per le varie operazioni da eseguire.
In primo luogo si deve spazzolare tutto il cane con un raschietto o con una spazzola dai denti di ferro o con setole naturali. Poi si passa al pettine di metallo, prima si usa la parte più larga e in seguito, una volta sciolti i nodi più grossi, quella più sottile.
Se s’incontrano difficoltà nello sciogliere i nodi si deve stringere il pelo tra le dita il più vicino possibile alla cute per non tirare eccessivamente.
Se il cane ha iniziato la muta è molto utile prima d’ogni spazzolatura passare sul cane la lama da muta che toglierà il pelo morto.
Tutti i nodi andrebbero eliminati prima del bagno se non ci si riesce possiamo usare un balsamo durante il bagno, da applicare diluito (1/2 litro d’acqua e una buona dose di balsamo) sul cane bagnato, attendere qualche minuto e passare con il pettine a denti di ferro, sciacquare e asciugare.
BAGNO
Se il cane non gradisce particolarmente il bagno si rende necessario in modo che non salti fuori della vasca e si possa fare male, per questo si può utilizzare una catenella o un guinzaglio.
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Nei giorni 7 e 8 Settembre si sono svolte presso l'Ambulatorio "M.E.Miller" di Cavriago (RE) due sedute per l'esame relativo alle oculopatie ereditarie nei cani di razza Siberian Husky.
Durante questi incontri ho avuto l’opportunità di parlare ampiamente delle oculopatie e di comprendere i problemi ad esse correlati.
Il Dr. Rovesti ha posto l’accento soprattutto l'importanza di affidarsi a medici veramente competenti in questo campo poiché la difficoltà delle indagini non sta tanto nella diagnosi della malattia, ma nell'interpretazione delle variazioni dalla norma che, proprio nel caso del Siberian Husky, sono molto frequenti. Bisogna cioè distinguere bene tra patologie a carattere ereditario ed anomalie di altra origine.
Ci sono due momenti importanti per effettuare una visita oculistica, uno dopo il primo anno di età, prima di far riprodurre l’animale, per individuare tutte quelle patologie congenite o di precoce comparsa (es. cataratta, membrane persistenti, ecc.) e il secondo da effettuarsi tra il sesto e l’ottavo anno del cane per individuare la PRA. Questa malattia è un problema per gli allevatori proprio per la sua tarda comparsa, attualmente esiste però un esame (elettroretinografia) che permette di individuare gli animali ammalati verso i due anni di età, anche se richiede macchinari complessi, personale competente e il cane in anestesia generale.
Di seguito voglio riportare la traduzione di un capitolo relativo alle oculopatie nel Siberian Husky tratto da: "1996, American College of Veterinari Ophthalmologist" e gentilmente fornitomi proprio dal Dr. Rovesti.
| |
Malattia |
Eredità |
Consigli per l'accoppiamento |
| A |
Entropion |
Non definito |
A discrezione dell'allevatore |
| B |
Distrofia corneale-epiteliale/stromale |
Presunta autosomica recessiva |
A discrezione dell'allevatore |
| C |
Glaucoma |
Non definito |
No |
| D |
Sindrome uveodermatologica |
Non definito |
No |
| E |
Uveite |
Non definito |
A discrezione dell'allevatore |
| F |
Cataratta |
Non definito |
No |
| G |
Atrofia della retina (generalizzata) |
Presunta X linked |
No |
Descrizioni e commenti
A. Entropion
Difetto conformazionale causato dal riavvolgimento di una o entrambe le palpebre che può causare irritazione oculare.
È probabile che l'entropion sia influenzato da parecchi geni (poligenico), caratterizzanti la cute e altre strutture che compongono le palpebre, la quantità e il peso della cute che copre la testa e il muso, le capacità orbitali, e la conformazione del cranio.
B. Distrofia corneale-epiteliale/stromale
Opacità corneale non infiammatoria (da bianca a grigia) presente in uno o più foglietti corneali; solitamente ereditaria e bilaterale.
C. Glaucoma
Aumento della pressione intraoculare (IOP) il quale, se prolungato, causa danni intraoculari che portano alla cecità. L'aumento di IOP avviene perché i fluidi non possono passare attraverso l'angolo iridocorneale. La diagnosi e la classificazione del glaucoma richiedono la misura della IOP (tonometria) e l'esame dell'angolo idrocorneale (gonioscopia). Nessuno di questi test viene eseguito durante l'esame di indagine routinario per le razze canine.
D. Sindrome uveodermatologica
Sindrome di uveite grave associata a depigmentazione cutanea. Glaucoma secondario e/o distacco della retina sono complicazioni frequenti di questa malattia. Trovata comunemente in Akita, Samoiedo e Siberian Husky. L'adesione tra iride e lente (sinechia posteriore) e quella tra iride periferica e cornea (sinechia periferica anteriore) si sviluppano rapidamente. Altre complicazioni riguardano lo sviluppo di cataratta, degenerazione della retina, separazione o distacco della retina, atrofia del disco ottico e glaucoma secondario. Ingrigimento e vitiligine si sviluppano generalmente più tardi. Si pensa che questa malattia consista in una reazione immunomediata alle cellule uveali e pigmentate dell'epidermide. Sembra essere simile ad una malattia oculo-cutanea umana conosciuta come Sindrome di Vogt-Kojanagi-Harada.
Alcuni veterinari ritengono ci sia una larga diffusione di questa malattia nel Siberian Husky. Sono necessari ulteriori studi per convalidare quest’osservazione ed esplorare la possibilità di basi genetiche.
E. Uveiti (senza vitiligine e ingrigimento)
Infiammazione dell'apparato uveale (iride, corpo ciliare, coroide). Può essere causata da agenti infettivi o può essere immuno-mediata. Ci sono sindromi di uveiti immuno-mediate associate con depigmentazione della cute nel muso (sindromi uveodermatologiche, punto D. sopra). In qualche forma di uveite, l'adesione si può sviluppare tra l'iride e la lente (sinechia posteriore) e l'iride periferica e la cornea (sinechia periferica anteriore). Altre complicazioni includono cataratta secondaria e glaucoma. Alcuni veterinari oftalmologi ritengono che le uveiti senza depigmentazione della cute o del pelo possano ricorrere con maggiore frequenza nel Siberian Husky che nella maggior parte delle altre razze. Al momento, manca un’adeguata documentazione.
F. Cataratta
Parziale o completa opacità della lente e/o della sua capsula. Nei casi di cataratta completa che colpisce entrambi gli occhi, si ha cecità. Un approccio prudente è assumere che la cataratta sia ereditaria ad eccezione dei casi conosciuti di associazione con trauma, altre cause di infiammazione oculare, malattie metaboliche specifiche, membrana pupillare persistente, membrana ialoidea persistente o carenze nutrizionali. La cataratta può interessare la lente nel suo complesso (diffusa) o in regioni localizzate.
Nel Siberian Husky, la cataratta inizia nella corteccia assiale posteriore a circa un anno di età. Il decorso è variabile e può esserci indebolimento della vista. In caso di decorso rapido, uveiti lente-indotte e glaucoma secondari possono essere associati con riassorbimento parziale della cataratta.
G. Atrofia generalizzata della retina
Malattia degenerativa delle cellule visive retiniche che porta alla cecità. Quest’anomalia, conosciuta anche come atrofia progressiva della retina o PRA, può essere diagnosticata tramite elettroretinogramma (non previsto nel normale esame di screening per le oculopatie) prima della sua comparsa clinica.
Nel Siberian Husky, una forma di PRA è ereditata come carattere legato al sesso.
Genetica
Nell’articolo sopra riportato si parla della probabile trasmissione ereditaria di alcune malattie oculari (autosomiche recessive e X-linked). Probabilmente per molti di voi questi termini sono poco chiari e il loro significato è oscuro. Volevo per questo cogliere l’occasione per parlare un po’ di genetica, anche se non è un compito facile riassumere chiaramente e in poche righe i principi di una materia piuttosto complessa.
Parliamo di genetica classica, quel ramo della genetica che si occupa dello studio dell’eredità, cioè dello studio dei caratteri biologici che vengono trasmessi dai genitori ai figli.
Dobbiamo innanzi tutto capire che non sempre c’è correlazione diretta tra fenotipo (dal greco: "La forma che viene mostrata") come l’animale appare e genotipo (composizione genetica) ciò che l’animale è.
Quando parliamo di genotipo dobbiamo parlare di gene cioè dell’unità funzionale basilare dell'eredità, porzione di DNA che determina le caratteristiche di un organismo.
I geni nelle cellule di un organismo diploide sono a coppie (geni autosomici), ad eccezione di quelli situati sui cromosomi X e Y (cromosomi sessuali, geni legati al sesso).
Durante la gametogenesi (formazione dei gameti), la coppia genica si separa e si porta nelle cellule sessuali (gameti), così che i gameti maschili (spermatozoi) e i gameti femminili (ovuli) conterranno solo metà dei geni di un individuo. Quindi metà delle cellule sessuali porterà un membro della coppia genica e l'altra metà porterà l'altro. Al momento della fecondazione le coppie di geni tornano a ricostruirsi nel nuovo individuo chiamato zigote. Un membro della nuova coppia avrà origine dal gamete femminile e l’altro da quello maschile (vedi la fig. 1).
I membri di una coppia genica possono avere diverse forme chiamate alleli. Queste forme controllano lo stesso carattere in modo diverso. Un allele può essere dominante se cancella l'effetto dell'altro componente la coppia e recessivo se il suo effetto viene cancellato. Ci possono essere uno, due o più alleli ad ogni locus, dove con lucus (plurale loci) intendiamo la posizione di un particolare gene all'interno del materiale genetico. Per convenzione tutti gli alleli di un locus hanno lo stesso nome per mostrare che sono forme alternative dello stesso gene, l'allele dominante viene indicato con la lettera maiuscola e quello recessivo con la lettera minuscola.
Quando gli alleli di una coppia sono uguali l’organismo è detto omozigote per quel carattere, se sono diversi è detto eterozigote.
A questo punto per non creare confusione facciamo un utile esempio di gene dominante e recessivo utilizzando i geni che determinano il colore del mantello dei nostri cani: il colore nero è dominante sul rosso (vedi Fig. 2).
Come vediamo ci possono essere due tipi di cani neri, un primo tipo presenta nel suo genotipo solo geni per il colore nero il secondo tipo porta anche il gene recessivo per il colore rosso pur non manifestandolo.
Cosa succede allora se facciamo accoppiare due individui eterozigoti per un carattere? (Vedi fig. 3)
Trasferiamo tutto questo ragionamento ai geni responsabili delle malattie.
Innanzi tutto, come si formano gli alleli? Si formano per mutazione di alleli preesistenti. Il materiale genetico è continuamente soggetto a mutazione e proprio questo permette l’evoluzione e l’adattamento degli animali all’ambiente che li circonda. Le mutazioni possono essere neutre e non avere alcun effetto sul fenotipo, possono essere favorevoli e far comparire nell’organismo nuove caratteristiche (vedi i diversi colori del mantello) ma può anche succedere che il materiale genetico subisca una mutazione che trasforma un allele “buono” in allele dannoso per l’organismo.
Le malattie causate da mutazioni nei geni autosomici sono classificate a seconda se una o due copie del gene mutato sono necessarie per produrre la malattia.
Se è necessaria solo una copia del gene mutante per produrre la malattia e l’altra copia è normale allora la malattia sarà chiamata autosomica dominante. Se entrambe le coppie del gene devono essere mutate per causare la malattia allora siamo di fronte ad una malattia autosomica recessiva.
Malattie autosomiche dominanti
Una sola copia del gene dannoso è sufficiente ad esprimere la malattia.
Le malattie dominanti tendono ad essere meno problematiche per gli allevatori che quelle recessive, dato che possiamo riconoscere, perché ammalati, sia gli animali omozigoti che eterozigoti ed escluderli dalla riproduzione evitando di diffondere il gene dannoso.
Il problema della diffusione di geni dannosi può permanere solo per quelle malattie che si manifestano dopo l’inizio dell’età riproduttiva (comparsa tardiva) o che sono a penetranza incompleta.
La penetranza incompleta si riferisce all’assenza della malattia nonostante la presenza del gene dominante che la porta.
Ad esempio un gene per la malattia, che causa la malattia solo il 50% delle volte ha penetranza del 50%. Così l’assenza di malattia nei progenitori di un cane non indica l’assenza di un gene dominante a penetranza incompleta, in questi casi è necessario studiare attentamente il pedigree di un cane perché, comunque, la malattia dovrebbe essersi manifestata in qualche progenitore.
Malattie autosomiche recessive
Siamo di fronte ad un caso completamente diverso.
Come spiegato per i geni del colore del mantello, non è possibile riconoscere gli animali portatori (eterozigoti) fino a quando l’accoppiamento di due di questi produce uno o più cuccioli ammalati. Ma a quel punto gli animali si saranno già riprodotti producendo un 25% di figli ammalati e un 50% di figli portatori della malattia non individuabili. E così il ciclo continua.
Provate a scoprire, seguendo l’esempio della figura 3, cosa succede se accoppio un animale sano con un portatore, ci saranno figli ammalati?
E se accoppio un animale ammalato con uno sano o con un portatore cosa succede?
Questo è uno dei metodi storicamente usati per individuare i portatori, il suo nome è Test-mating (incrocio di prova) e consiste appunto nell’accoppiare un animale malato con un animale fenotipicamente sano ma genotipicamente sconosciuto, e nel valutare i figli per la presenza o meno della malattia.
Se ci sono cuccioli ammalati, l’animale testato sarà un portatore. Per avere la certezza quasi totale che l’animale non sia portatore si dovranno però avere almeno una decina di cuccioli sani.
Infatti, con 5 cuccioli sani la probabilità che l’animale sia portatore è ancora del 31% ma scende al 0.5% con 10 cuccioli sani.
Quest’approccio naturalmente presenta parecchi svantaggi. Innanzi tutto se l’animale è portatore, si produrranno un 50% di animali malati il cui destino sarà da decidere in base alla gravità della malattia e i restanti saranno portatori della malattia.
Poi con le malattie ad insorgenza tardiva gli animali dovranno essere tenuti sotto controllo dell’allevatore fino all’età di insorgenza e il riproduttore non potrà essere comunque usato se non molto tardi.
Ed infine per razze che producono cucciolate poco numerose può essere necessario più di un incrocio di prova per essere sicuri che il riproduttore non porti la malattia.
Malattie X-linked
Questo è un caso ancora diverso dato che i geni responsabili si trovano nel cromosoma X, cioè uno dei cromosomi sessuali. E, come sappiamo le femmine hanno due cromosomi X, mentre i maschi uno solo.
Cosa significa? Significa che nonostante la maggior parte delle malattie legate all’X siano recessive ai maschi basta un solo gene recessivo ammalato per manifestare la malattia poiché il gene normale non è presente, i maschi possono essere malati o normali, mai portatori. Per le femmine valgono invece le normali regole per le malattie autosomiche recessive.
L’emofilia è un classico esempio di malattia X-linked comune sia nell’uomo che nel cane.
(Vedi fig. 4).
Una femmina portatrice accoppiata con un maschio sano darà perciò il 50% di femmine sane e il 50% di femmine portatrici, i suoi figli maschi saranno per il 50% sani e il rimanente 50% malati. Cosa succede se accoppio un maschio ammalato con una femmina sana? Da questo accoppiamento nasceranno tutti maschi sani, dato che questi dal padre riceveranno il cromosoma Y, tutte le figlie femmine, che dal padre ricevono l’X, saranno però portatrici.
Provate cosa succede con altri tipi di incrocio (femmina malata x maschio sano, femmina portatrice per maschio ammalato, ecc.)
Come i geni dominanti i geni legati all’X sono meno problematici per gli allevatori dei geni recessivi perché più facili da individuare perché gli ascendenti maschili di un potenziale riproduttore hanno probabilmente manifestato la malattia.
Spero che questo mio articolo vi sia servito a comprendere meglio la base genetica delle malattie ereditarie e vi permetta di capire perché è necessario conoscere il più possibile del retroscena genetico di un riproduttore per poterlo usare con le dovute cautele.
Per fortuna con le nuove scoperte della genetica molecolare si può pensare che in un futuro non più così lontano sarà possibile disporre di test genetici che, da semplici campioni biologici (sangue, saliva, peli), ci permettano di individuare già alla nascita i soggetti ammalati o portatori di geni indesiderati. A quel punto sarà davvero possibile pensare di eliminare o ridurre fortemente l’incidenza di molte gravi malattie che colpiscono i nostri fedeli amici semplicemente ricorrendo a schemi d’accoppiamento appropriati.
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Venerdì 06 Aprile 2001 ho assistito ad un seminario tecnico-pratico su principi di genetica e selezione destinato alle società specializzate di razza e a tutti gli esperti-giudici e cinofili interessati, che si è svolto a Milano presso la sede dell’ENCI.
Nella mattinata sono state presentate dal prof. Luigi Guidobono Cavalchini, dal dott. Michele Polli e dal dott. Stefano Marelli, provenienti dall’Istituto di Zootecnia della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano, tre relazioni molto interessanti su elementi di genetica applicata all’allevamento.
Si è parlato d’interazione genica (con particolare riferimento ai geni coinvolti nella colorazione del mantello nel cane), di genetica quantitativa, meno facile e conosciuta della genetica formale ma che si occupa dello studio di caratteri multigenici e multifattoriali, cioè quei caratteri la cui espressione fenotipica è determinata dall’interazione di più geni e di vari fattori ambientali (la maggior parte dei caratteri morfologici, fisiologici e comportamentali d’interesse cinotecnico).
Si è parlato poi di genetica molecolare con le sue nuove e ampie possibilità d’applicazione:
- Identificazione e controllo genetico parentale
- Studio della variabilità genetica (consanguineità)
- Studio dell’eredità patologica con l’opportunità di ridurre in maniera rilevante la frequenza d’alcune gravi malattie ereditarie nei cani
E si è infine parlato dell’importante problema della consanguineità e della sua determinazione.
Data la vastità e l’importanza degli argomenti trattati colgo l’occasione, poiché mi occupo di genetica molecolare ed in particolare di biologia della conservazione ed evoluzionistica, di dare appuntamento ai soci ai prossimi numeri del giornalino per l’approfondimento dei contenuti di queste interessanti relazioni.
In questo numero vorrei invece parlare della relazione tenuta nel pomeriggio dal Dr. Riccardo Aleandri (Direttore Tecnico A.I.A.) cui, come esperto di gestione dei libri di selezione, l’ENCI ha affidato il compito di gestire il libro genealogico finalizzato alla selezione. Questa relazione ci aiuta a capire l’importanza delle nuove norme tecniche approvate con DM n° 20894 del 18 aprile ’00 (I NOSTRI CANI - Maggio 2000 pp. 6-15) in cui si prevede l’istituzione, oltre ai due registri della riproduzione ordinaria ROI e RSR (che sostituiranno gli attuali LOI e LIR), di un nuovo registro dei riproduttori selezionati, in cui saranno richiesti, oltre al riconoscimento certo del soggetto tramite l’esame del DNA da campioni biologici (sangue o saliva), un “giudizio sintetico basato sulla valutazione morfologico-attitudinale e sulla valutazione del carattere e della socializzazione del soggetto” e un “certificato di esclusione delle patologie ereditarie”.
Ma cos’è la selezione?
Per capirne l’importanza dobbiamo pensare alla SELEZIONE come alla forza da applicare su una POPOLAZIONE ANIMALE perché avvenga un MIGLIORAMENTO GENETICO.
La selezione è un’azione il cui risultato è il miglioramento genetico che chiameremo DeltaG.
| Selezione (=azione) |
Miglioramento genetico (=risultato) |
| No |
No |
| Si |
Si/No |
Se non c’è azione non c’è risultato ma se c’è un’azione non è detto che ci sia un risultato.
Il risultato (DeltaG) c’è solo se compio l’azione (selezione) corretta.
Ci sono due punti fondamentali da definire per fare selezione:
-
Definire la popolazione (per sapere dove devo agire) Nel nostro caso è censita nei Libri Genealogici (LOI e LIR) dove sono disponibili tutti i dati relativi alla popolazione canina.
La prima regola di fondamentale importanza che entra in gioco è quella del riconoscimento certo di ogni soggetto (tramite appunto i test di identità e di paternità forniti dalla biologia molecolare), che servirà per minimizzare, fin dall’inizio, gli errori.
-
Definire il sottoinsieme dei riproduttori
è il problema chiave del programma. Dobbiamo definire come devono essere i riproduttori poiché per definizione non può esistere miglioramento genetico se tutti i soggetti di una popolazione sono ammessi alla riproduzione.
I riproduttori saranno iscritti al libro dei riproduttori e saranno una parte dei soggetti iscritti al libro genealogico, saranno scelti dalla popolazione una volta stabiliti gli obiettivi della selezione ed in particolare saranno quei cani che soddisferanno i requisiti minimi di selezione.
Gli obiettivi di selezione dovranno essere pochi e mirati, solo così ci potranno essere risultati soddisfacenti (scegliamo 2-3 cose che contano davvero) perché più obiettivi vogliamo ottenere minori saranno i risultati su ogni singolo obiettivo.
Dovremo iniziare con gli obiettivi più importanti che dovranno anche essere facili da misurare.
Esisteranno degli obiettivi minimi di selezione, ad esempio, banale ma fondamentale è che un riproduttore appartenga alla popolazione, rientri cioè nello standard di razza. E sarà un esperto a giudicare e dichiarare un soggetto come appartenente ad una determinata razza e ad accertare che non porti tare (es.difetti da squalifica quali monorchidismo, enognatismo, ecc.) che implichino la sua esclusione dalla riproduzione.
Esisteranno poi degli obiettivi massimi di selezione quale un valore soglia del “valore genetico” che un riproduttore deve avere, calcolato tramite l’utilizzo di indici genetici con procedure BLUP (Best Linear Unbiased Prediction), tale valore sarà naturalmente modificabile (più restrittivo) con l’andare del tempo e con il migliorare della popolazione canina.
Naturalmente più i requisiti sono minimi più l’insieme dei riproduttori sarà uguale a quello della popolazione (R=P) e minore sarà il DeltaG, ci sarà cioè poco miglioramento genetico, più i requisiti sono alti più R<P è DeltaG sarà grande.
Chi saranno i riproduttori?
-
Tutti i maschi vivi (o per i quali vi è disponibilità di seme congelato), iscritti al libro genealogico, che soddisfino i requisiti minimi.
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Tutte le fattrici vive iscritte al libro genealogico che soddisfino i requisiti minimi.
Andrà alle società specializzate o agli esperti di razza (magari supportati da opportuni enti scientifici) l’arduo compito di determinare gli obiettivi plausibili da proporre tenendo conto dell’impatto che questi avranno, e prevedendo opportuni periodi di transizione che impediscano ad obiettivi troppo spinti di danneggiare le razze. Ad esempio l’eliminazione dalla riproduzione di tutti i cani affetti o portatori di una data malattia genetica si potrà attuare solo se l’incidenza di tale malattia nella razza non è troppo elevata altrimenti, un tale approccio, potrebbe essere fatale se applicato ai primi stadi di un qualsiasi programma di selezione perché porterebbe sicuramente alla perdita di caratteristiche morfologiche, fisiologiche e attitudinali di grande importanza che difficilmente potrebbero essere riacquistate.
Si dovrà poi tener conto, stimandola, dell’ereditabilità di un carattere così come di eventuali correlazioni genetiche per non incorrere in spiacevoli sorprese.
Alla commissione scientifica dell’ENCI andrà invece il compito di applicare gli indici di selezione, di definire le regole, le misure e la loro gestione nella banca dati.
La definizione delle misure sarà un passaggio tecnico difficile ma di importanza fondamentale, ogni razza avrà i suoi obiettivi che saranno diversi da quelli delle altre (diminuire l’incidenza di catarrata giovanile nel Siberian Husky, aumentare la longevità nell’Irish Wolfhaund, diminuire l’incidenza di displasia dell’anca nel pastore tedesco e così via), ma saranno tali misure che ci permetteranno di valutare il DeltaG.
Naturalmente le misure dovranno essere oggettive e non soggettive perciò ci saranno un’enormità di regole da creare, dovrà esserci più di un valutatore, addestrato sul metodo e controllato nel suo lavoro.
Siamo quindi di fronte al grosso problema della creazione di un meccanismo che ci permetta di operare nel modo giusto per arrivare al raggiungimento dell’obiettivo principale per tutti gli allevatori coscienziosi ed amanti della propria razza: la produzione di cuccioli sani e di ottima qualità, con tutte le caratteristiche fondamentali (morfologiche, fisiologiche e comportamentali) della razza, che vadano ad allietare la vita di chi li vorrà avere con se.
Pensiamoci e collaboriamo tutti in modo serio per raggiungere l’obiettivo!
Barbara Crestanello
All.to della Farha
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